Spesso l’immaginario della vacanza in barca a vela è dominato da tramonti, aperitivi in pozzetto e tuffi in acque cristalline. Tutto vero, e tutto meraviglioso. Ma per chi sceglie questo tipo di vacanza, specialmente superati i 40 anni, c’è una realtà pratica da considerare: la barca è un ambiente fisico per cui è bene essere in forma.
Non serve essere atleti olimpici per partecipare attivamente alla conduzione o muoversi in sicurezza, ma serve una forma di “fitness funzionale“. A differenza della terraferma, in mare il “pavimento” si muove, gli spazi sono ristretti e le forze in gioco (vento e mare) richiedono prontezza.
Ecco le tre aree chiave su cui ogni velista dovrebbe concentrarsi per non trovarsi in difficoltà e, soprattutto, per evitare infortuni.
1. Equilibrio dinamico: le “gambe da marinaio”
La prima sfida è la stabilità. Camminare su una superficie inclinata (quando la barca è sbandata) o instabile (a causa delle onde) richiede un lavoro costante dei muscoli stabilizzatori.
- La situazione reale: immagina di doverti spostare dal pozzetto alla prua per aiutare nell’ormeggio o per prendere il sole. La barca rolla. Se non hai un buon core (addominali e dorsali) e caviglie reattive, rischi di perdere l’equilibrio o di affaticarti enormemente solo per restare in piedi.
- Cosa serve: non solo forza, ma propriocezione (la capacità di percepire il corpo nello spazio) per anticipare il movimento della barca.
2. Agilità e mobilità articolare: il percorso a ostacoli
Una coperta di una barca a vela è disseminata di ostacoli: gallocce, bozzelli, cime, il boma basso, osteriggi scivolosi.
- La situazione reale: scendere sottocoperta attraverso il tambuccio richiede di piegare le ginocchia e sostenere il peso del corpo; passare a prua richiede di scavalcare le scotte o abbassarsi repentinamente se il boma si sposta durante un’abbattuta.
- Cosa serve: mobilità nelle anche e nelle ginocchia. Un corpo rigido è un corpo che rischia di sbattere o cadere. L’agilità serve a muoversi con fluidità (“una mano per te, una per la barca”) senza sembrare un elefante in una cristalleria.
3. Forza esplosiva e resistente: issare, cazzare, risalire
Anche se molte barche moderne hanno winch elettrici, la vela richiede forza manuale in momenti critici.
- La situazione reale:
- Braccia e dorsali: cazzare una scotta velocemente durante una virata o girare la maniglia del winch richiede forza nella parte superiore del corpo.
- Gambe: forse l’esempio più critico per gli over 40 è la risalita dalla scaletta del bagno. Dopo una nuotata, tirarsi su dai gradini (spesso immersi e scivolosi) richiede una buona spinta di gambe e trazione di braccia. Non riuscire a risalire a bordo è una delle situazioni più stressanti e imbarazzanti che possano capitare.
- Cosa serve: forza nelle gambe (quadricipiti) per sollevare il proprio peso e forza di trazione (bicipiti e dorsali) per manovrare le vele.
Ecco le prime cinque serie di esercizi da fare a casa per iniziare a prepararsi per la stagione estiva, se vi piaceranno ne proporremo delle altre